Biopolitica. Il nuovo paradigma


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Inseminazione, fecondazione, gestazione

Il cerchio si chiude in effetti con la maturazione delle tecnologie relative al meccanismo riproduttivo animale ed umano.

Già la scoperta di tecniche di controllo delle nascite affidabili, sicure, e che interferiscono scarsamente con l'esplicazione della vita sessuale degli individui coinvolti 401, se da un lato potenzialmente facilita oggi il "suicidio demografico" di alcune popolazioni (tendenza che d'altronde è sempre stata una costante storica dei periodi di decadenza), dall'altro consente una rigorosa scelta del partner con cui si desidera procreare e sulla cui prole è destinato a concentrarsi l'investimento parentale dell'interessato. Se la scelta "tradizionale" e "naturale" del partner sessuale è comandata, nell'uomo e negli animali, principalmente dal "sussurro dei geni" sociobiologico, la scelta procreativa consentita dalla contraccezione diventa una opzione del tutto cosciente e tendenzialmente sganciata dalle pulsioni individuali o (come diversamente accadrebbe specie in coloro che hanno più tendenza alla promiscuità) dal semplice gioco del caso. Ciò naturalmente enfatizza il ruolo della cultura in tale scelta, nonché la responsabilità interamente umana al riguardo nella società del "terzo uomo". L'identità del proprio partner riproduttivo non può più essere attribuita ad un attimo di... distrazione, ad uno stupro, ad una serata di baldoria, o al primo "interlocutore" resosi disponibile al termine di un periodo di astinenza forzata.

Similmente, il fatto che l'aborto sia divenuto relativamente sicuro e indolore, e sia stato reso (a prescindere dalle finalità perseguite) sostanzialmente discrezionale, almeno nel primo periodo di gravidanza, dalla maggiorparte degli ordinamenti (402), fa sì d'altronde che diventi impossibile, nel bene e nel male, prevenire una eliminazione e/o selezione prenatale dei nascituri per ragioni sostanzialmente arbitrarie (403).

La prima inseminazione artificiale umana risale al 1884, anno in cui Nietzsche [alias, alias] termina La gaia scienza [versione Web originale], e vede una donna farsi fecondare con lo sperma di uno studente di medicina, da questa neppure conosciuto. L'importanza pratica della tecnica cambia d'altronde drasticamente negli anni settanta, quando la conservazione in azoto liquido degli spermatozooi rese possibile lo stoccaggio di grandi quantità di campioni di sperma, e la loro utilizzazione a piacere, permettendo tra l'altro la selezione delle caratteristiche del donatore, al punto da venire oggi utilizzata su larghissima scala nella riproduzione animale. Così, nella stessa epoca vengono per la prima volta costituite banche del seme che consentono in linea di principio alla madre (o al medico) di scegliere un donatore sulla base di qualsiasi caratteristica o gruppo di caratteristiche siano state ordinatamente registrate all'atto della raccolta, tra cui razza, altezza, corporatura, colore degli occhi, grado di intelligenza, background etnico e religioso, e addirittura nazionalità (404).

Già all'epoca della guerra del Vietnam giovani americani depositarono il loro seme in banche specializzate per garantire alle loro mogli di poter comunque concepire loro un figlio ove non fossero più tornati. Nota persino un personaggio come Chiara Valentini: «L'associazione tra paternità e partenza per la guerra è antica, moltissime fonti l'attestano, è consegnata alla cultura popolare. Quando il soldato canta "Addio, mia bella, addio", aggiunge, a parziale consolazione: "ma non ti lascio sola, ché ti lascio un figlio, amor". Oggi il soldato può lasciare, oltre a un figlio, la semplice possibilità che questo nasca, proiettando la sua capacità di procreare oltre la fine stessa della vita. [...] Ma non si è spinti al deposito e alla congelazione del seme soltanto dal timore della morte»; oggi, i soldati ed altre persone a rischio possono piuttosto volersi «garantire la possibilità della procreazione nel caso in cui ferite o intossicazioni ne possano pregiudicare la fertilità. Da anni si ricorre alle banche del seme proprio quando si teme che, per esempio per effetto di un intervento chirurgico, si possa perdere la capacità di generare» 405.

Nel 1978 è la volta della prima procreazione extra-corporea o FIVET (406), in cui un ovulo prelevato dalla madre venne fecondato in laboratorio e reimpiantato dopo tre divisioni cellulari (in questo caso nella madre biologica), dando vita ad una bambina, Lousie Brown, concepita a Manchester con l'aiuto di Patrick Steptoe e Robert Edwards (407). Ciò smentiva la National Academy of Sciences americana, che nel 1970 aveva incaricato una commissione di studiare i tempi necessari per la messa a punto della fecondazione in vitro, ed aveva concluso che ci sarebbero voluti come minimo venticinque anni. Per poco, del resto, tale fondamentale esperimento non era stato anticipato di una decina d'anni da un italiano, Daniele Petrucci, che fin dal 1961 aveva ottenuto una fecondazione in provetta e mantenuto in vita l'embrione per trenta giorni (salvo poi, preso dal panico, distruggerlo, senza con ciò scampare le reprimende di Civiltà cattolica); e che apparentemente sarebbe stato qualche anno dopo addirittura interrotto nel tentativo di impianto di un embrione dall'intervento di un sacerdote, inviato dal vescovo di Bologna, a paziente già addormentata (!) (408).

Ormai circa un milione di bambini sono nati da allora in questo modo, in tutto il mondo. Di questi, almeno diecimila sono nati dopo una gestazione avvenuta in una donna diversa dalla madre biologica, e geneticamente del tutto estranea all'embrione. Tali fattispecie comprendono ovviamente sia i casi in cui la "madre" sterile riceve la donazione di un ovulo che quelle in cui la madre ricorre ad un utero surrogato per il fatto di non essere capace o disposta a portare a termine una gravidanza. Gli allarmi quanto all'impossibilità di considerare e trattare normalmente i bambini nati in tal modo, a suo tempo proclamati da Kass e Rifkin (la cui iniziale opposizione all'IVF è stata dal primo abbandonata, dal secondo persino... smentita, malgrado i suoi scritti più antichi testimonino altrimenti) (409), si sono scontrati con la più completa indifferenza da parte degli ambienti sociali di tali bambini, che hanno in qualche caso ormai raggiunto i venticinque anni, e che non sono in media considerati più "speciali" di quanti tra noi siano nati da un taglio cesareo piuttosto che da un parto naturale.

Nel 1984, a Melbourne, nasce il primo bambino sviluppatosi da un embrione congelato, ed inizia la pratica di espiantare il numero desiderato di ovuli della madre in unica soluzione, eliminando lo stress della continua stimolazione ormonale delle ovaie per il prelievo degli ovuli, che vengono successivamente raccolti, fecondati, conservati e tenuti a disposizione per il futuro ed eventuale reimpianto (410).

Molto più complicata, ma già sperimentata con successo per molte specie, la conservazione degli ovociti, che a differenza degli spermatozooi, o degli embrioni stessi, di per sé sopportano male il congelamento, raramente sono fecondati anche quando l'abbiamo sopportata, e raramente danno corso con successo a gravidanze anche quando siano fecondati. Proprio in Italia, d'altronde, almeno tre bambini sono già nati da ovuli congelati. Mentre poi lo sperma è per definizione abbondante in natura (411), «un grandissimo numero di giovani donne metterebbe verosimilmente "in banca" le proprie uova se potesse farlo facilmente», constata Gregory Stock [alias]. «Questo calmererebbe se non altro l'ansia relativa all'esaurirsi dei loro orologi biologici. Molte di tali donne certo non userebbero poi mai le loro uova conservate, e concepirebbero i loro bambini attraverso il sesso [tenendo queste ultime unicamente "per sicurezza"]. Ma altre donne sceglierebbero di farsi direttamente impiantare un embrione, [dopo aver fatto fecondare un certo numero di ovociti], vedendo la cosa come una procedura banale, troppo comoda per farne a meno» (412).

Anche in Italia, sin dall'inizio degli anni novanta «autorevoli riviste scientifiche hanno fatto delle proposte in questo senso» ricorda Luigi Frigerio, citando «per esempio, la possibilità di crioconservare ovuli nelle pazienti che si debbano sottoporre a terapie oncologiche con il rischio di perdere la fertilità. Ancora: è stata proposta questa tecnica nelle donne che vogliono [...] evitare i rischi genetici di una maternità in età tardiva. Ancora: prima della sterilizzazione tubarica, per il caso che la donna poi cambiasse idea; o in caso di rischio genetico, per poi eseguire un controllo qualitativo sul concepito» (413).

Un aspetto curioso della conservazione degli ovociti, come nota Kempf, è che gli ovociti in questione possono essere addirittura prelevati da femmine allo stato fetale. E' così possibile far nascere bambini la cui madre biologica non abbia mai vissuto (414), dopo fecondazione con il seme desiderato ed impianto in una madre ospite, non importa se sterile o a sua volta feconda.

In ogni modo, l'ampia diffusione di tali tecniche ha certo un potenziale significato di grande rilevanza non solo come oggi con riguardo a problemi di fertilità individuale, ma soprattutto con riguardo alla natalità delle popolazioni e segmenti di popolazioni che sono più esposti a pressioni sociali anti-demografiche nell'ambito delle società occidentali, ad esempio legate ai tempi lunghi necessari per assicurarsi un'indipendenza economica, o per evitare che la cura della prole interferisca con le prospettive di sviluppo sociale e professionale degli individui coinvolti; e il rilievo di tali fattori in termini di selezione negativa, o di aggravamento dei differenziali demografici tra componenti etniche diverse, non ha certo bisogno di illustrazioni nella nostra epoca.

Naturalmente, la facilità con cui è oggi possibile conservare e trattare spermatozooi, ovuli ed embrioni, fuori dall'utero ed in numeri non vincolati alla biologia della gravidanza umana (o se per questo animale), potendone poi assicurare lo vitalità nel momento desiderato, è fondamentale ai fini di ogni possibile procedura di esame, selezione, ed intervento nel senso già discusso, in particolare in vista dell'eliminazione o riparazione di embrioni portatori di tare genetiche, e della programmazione deliberata delle caratteristiche del fenotipo. Ciò viene appunto ad aggiungersi al significato che già oggi assumono nel medesimo senso la disponibilità di tecniche raffinate di diagnosi prenatale ed aborto selettivo; di metodi di identificazione certa dei genitori biologici, ed in particolare del padre, attraverso l'esame del DNA o dei gruppi eritrocitari rari; e di metodi anticoncezionali efficaci, sicuri ed a basso costo (415).

Non solo. In un certo senso, l'opposizione alla IVF (in-vitro fecondation) o "procreazione assistita", come è politicamente corretto chiamarla in Italia per escluderne qualsiasi funzione diversa da quella di rimedio a difficoltà procreative, ha in effetti un senso per i bioetici come Kass ed i suoi emuli italiani, per ragioni che poco hanno a che vedere con la retorica sulla dignità umana o i richiami religiosi, e che consistono esattamente nel fatto che la relativa tecnologia rappresenta ovviamente la porta d'accesso, in campo animale e umano, a tutte le manipolazioni riproduttive discusse nel presente saggio, escluso solo l'aborto selettivo (416). E' solo la fecondazione in vitro infatti che può consentire la PGD (pre-implantation genetic diagnosis, ovvero lo screening e la scelta degli embrioni), la clonazione, e gli interventi diretti sulla linea germinale, ovvero l'ingegneria genetica propriamente detta (417). Come nota Stock [alias], «a coloro che si occupano di infertilità non potrebbe importare di meno di remote nozioni come ridisegnare gli esseri umani: sono tutti troppo occupati a dare supporto psicologico ai pazienti, ad eseguire ecografie, ad aspirare uova, supervisionare procedure di laboratorio, impiantare embrioni. Sono integralmente impegnati nel qui ed ora, con uomini e donne che per lo più hanno difficoltà ad avere bambini di cui hanno grande desiderio. La portata più ampia del loro lavoro è comunque inequivocabile», specie con riguardo alla concepibilità stessa delle tecnologie discusse.

Riconosce d'altro canto Vittorio Possenti dell'Università di Venezia, membro del solito Comitato Nazionale di Bioetica: «Le nuove tecniche [della fecondazione assistita] cambiano il nostro modo di guardare alla procreazione, alla nascita, alla vita, alla famiglia, accendono i desideri, creano nell'immaginario collettivo una nuova percezione della paternità, maternità, figliolanza, sviluppano attese e paure inedite, danno all'uomo un sentimento di onnipotenza... Non pare dunque scenario inventato che i successi della scienza e la fiducia in essa che facilmente producono, uniti alla mentalità eugenetica che va prendendo piede, conducano a ritenere che la vera e sicura generazione sia quella interamente artificiale, non più il naturale concepimento seguito da gravidanza» (418). E ciò malgrado il fatto che la legge italiana esplicitamente restringa il ricorso alla fecondazione artificiale ai casi di sterilità o infertilità di coppia, ad esclusione di qualsiasi altro scopo (419).

In modo del tutto convergente, chi fa già oggi ricorso alla IVF, con correlativa selezione dei gameti o degli embrioni effettivamente utilizzati, sarà automaticamente incline a fare uso di tutti gli strumenti disponibili inerenti alla possibilità di determinare le caratteristiche del figlio da ottenere, sia attraverso quanto si rende spontaneamente disponibile a seguito degli incontri tra i gameti dei due partner, sia attraverso l'alterazione del codice genetico loro tramite trasmesso.

Nel mentre che l'aborto resta largamente consentito in vista di un'incomprimibile deferenza per i "diritti umani" della madre, la questione più o meno ridicola già citata quanto all'esistenza di uno stadio di pre-embrione, in particolare prima del quattordicesimo giorno successivo alla fecondazione (420), rileva non solo ai fini di trovare scappatoie per la morale cattolica in materia di fecondazione artificiale che siano meno macchinose delle soluzioni "tecniche"attualmente ipotizzate (421). Tale problematica figura potrebbe essere infatti necessaria ad eludere le norme sulla ricerca biomedica sugli esseri umani contenuti in codici e dichiarazioni internazionali, a cominciare dal Codice di Norimberga del 1947, sino alle Direttive Etiche Internazionali per la Ricerca Biomedica Condotta su Soggetti Umani del 1993 (422).

Mentre la procreazione assistita ha comunque definitivamente introdotto una parte delle tecniche necessarie alla futura fattibilità di interventi sulla linea germinale umana, abbiamo già visto come un'altra decisiva componente di tali tecniche sia stata generata come sottoprodotto della cosiddetta "clonazione terapeutica". Mentre non è chiaro se bambini clonati già cammino sulla terra, gli embrioni umani prodotti da cellule qualsiasi nella primavera del 2005 in Inghilterra ed in Corea in vista di possibili "terapie staminali" distano da un bambino solo l'impianto in un utero disponibile secondo modalità ormai ben esplorate, e garantiscono perciò la ripetibilità indefinita delle operazioni e delle sperimentazioni.

L'ultimo passo nel controllo umano della riproduzione propria e degli altri mammiferi sarà la creazione di uteri artificiali, la gestazione integralmente in incubatrice.

Se il parto è oggi ampiamente pilotabile e il taglio cesareo è praticato da duemila anni, da lungo tempo la tecnica medica è impegnata ad abbreviare progressivamente il tempo che un essere umano per sopravvivere deve trascorrere all'interno di un utero femminile, che è ormai sceso dai nove mesi canonici a meno di sei, grazie all'impiego di culle termostatiche, alimenti speciali, incubatrici con condizioni ambientali strettamente controllate, e altre terapie utili in caso di nascita prematura, naturale o provocata che sia. Allo stesso tempo, abbiamo visto che un numero crescente di bambini nasce in piattini da laboratorio, dove l'embrione conosce già una breve fase di sviluppo prima di essere reimpiantato nell'utero della madre, o di un'altra donna che si presti a portare a termine la gravidanza. La realizzazione dell'ipotesi che già il biologo e teorico dell'eugenetica Jean Rostand [alias] (1894-1977) considerava inevitabile, una gestazione completamente extrauterina, viene ritenuta realizzabile in un periodo tra i dieci e i cinquant'anni, ed applicabile su larga scala nel periodo immediatamente successivo alla messa a punto delle tecniche relative.

Scrivono già nel 1995 Langer e Vacanti: «Per tenere in vita un feto fuori dall'utero umano, la difficoltà principale che bisogna superare è quella legata al fatto che i suoi polmoni immaturi sono incapaci di respirare. [L'ossigenazione dei tessuti potrebbe essere d'altronde garantita tenendoli immersi] in liquidi come i perfluorocarburi, che trasportano ossigeno e biossido di carbonio in quantità elevate. [...] Una pompa potrebbe mantenere la circolazione del fluido costante e continua, agevolando lo scambio gassoso. [...] L'utero artificiale andrebbe poi equipaggiato con un apparecchio filtrante al fine di rimuovere le tossine dal liquido. Il nutrimento potrebbe essere fornito per via endovenosa, esattamente come avviene da parte della madre tramite il cordone ombelicale. Un utero di questo tipo diventerebbe un sistema autonomo nel quale lo sviluppo e la crescita potrebbero procedere normalmente sino alla "nascita" del bambino» 423.

Esperimenti di questo tipo sono già in corso. Dopo il lavoro pionieristico di Yoshinori Kuwabara nel 1990 all'Università Juntendo di Tokio sui perfluorocarburi e la possibilità di utilizzare tali sostanze per ossigenare il feto mantenendolo immerso in un liquido "respirabile", notevoli successi sono stati ottenuti con feti di capriolo nel 1997 mantenuti in un liquido amniotico artificiale e nutriti attraverso un sistema di circolazione extracorporea. Un sistema misto, che conserva la placenta originale, è stato studiato sempre su caprioli da Robert Guidoin all'Università Laval nel Quebec 424.

In effetti, le tecniche in questione sono applicabili anche con riguardo alla riproduzione animale, né è necessario che in tali uteri siano prodotti embrioni interi, essendo perfettamente possibile attraverso la manipolazione genica inibire la crescita di tutte le parti del corpo tranne quella che si desidera far crescere (affiancata naturalmente ad un sistema circolatorio e a un "cuore", naturale o meccanico), ad esempio un prosciutto di Parma o un filetto di bue o un "clone" del pancreas del paziente diabetico (425). Tali prodotti possono essere poi il frutto di incroci deliberati tra gameti sessuali selezionati dall'operatore, o della clonazione di cellule, eventualmente transgeniche, di individui già esistenti 426. In ultima analisi, il lento processo tramite cui il secondo uomo ha progressivamente acquisito il controllo della riproduzione vegetale, verrà ad estendersi nei prossimi anni all'insieme del vivente, specie umana compresa.

Pertanto, nel secolo della biotecnologia, la comunità politica potrà rendersi del tutto padrona, e sarà in ogni caso integralmente responsabile, del panorama umano e naturale su cui viene ad insistere, così come della sua composizione e demografia.

Stefano Vaj


(401) Persino il cattolicissimo metodo Ogino-Knaus mantiene una qualche efficacia, almeno statistica, ed il suo "costo" soggettivo non eccede quello di pochi giorni di astinenza al mese in coincidenza con il periodo dell'ovulazione femminile, periodo del resto identificabile oggi con vari metodi di discreta accuratezza e praticità, ivi compreso per favorire, anziché prevenire, il concepimento (pratica quest'ultima reputata invece immorale dalla Chiesa, per ragioni non chiare).
(402) In effetti, pare che persino l'amministrazione di George W. Bush abbia rinunciato ai progetti abolizionisti in materia di legalizzazione dell'aborto. Solo il fatto che un programma del genere fosse concepibile, mostra comunque la strada fatta dalle relative idee nell'"America profonda".
(403) Ad esempio, dato che una semplice ecografia consente di accertare il sesso del nascituro, l'aborto ha consentito il ridispiegarsi della selezione de sesso dei nascituri che alcune culture praticavano tradizionalmente attraverso l'infanticidio o l'esposizione dei neonati. «Uno studio a Bombay ha riportato che uno stupefacente numero di 7987 feti abortiti su 8000 erano femmine, e in Corea del Sud questi aborti sono divenuti così diffusi che il 65% dei terzi nati sono maschi, presumibilmente perché molte coppie che hanno già avuto due figlie femmine non sono disposte ad accoglierne una terza... Secondo un recente sondaggio negli Stati Uniti, solo il 32% dei medici ritiene che tali pratiche dovrebbero essere illegali. Il supporto popolare per una loro messa al bando va da quasi il 100% in Portogallo al 22% in Cina. Benché si possa essere a disagio di fronte all'idea che i feti vengano discriminati sulla base del loro sesso, nei sistemi giuridici che ammettono l'aborto a discrezione della madre il divieto della selezione per sesso richiederebbe una notevole contorsione legislativa, e sarebbe sostanzialmente impraticabile, richiedendo un'indagine psicologica impossibile quanto al movente della decisione» (Gregory Stock [alias], Redesigning Humans, op. cit., pag. 14, trad. italiana: Riprogettare gli esseri umani. L'impatto dell'ingegneria genetica sul destino biologico della nostra specie,  Orme Editori 2005). Similmente, tutte le leggi del mondo sulla discriminazione non possono impedire ad una madre di abortire deliberatamente un figlio meticcio, il cui parto tra l'altro renderebbe in vari casi manifesto il suo concepimento all'esterno della comunità e/o della coppia di appartenenza.
(404) Vedi, sempre per fare l'esempio della patria della democrazia e dei Diritti dell'Uomo, US Congress Office of Technology Assessment, Artificial Insemination Practice in the United States. Summary of a 1987 Survey-Background Paper, OTA-BP-BA-48, Government Printing Office, Washington D.C., 1988. Con la demenziale legge italiana sulla fecondazione assistita, la selezione delle caratteristiche del donatore dello sperma – fortunatamente ancora consentita ove l'interessata se lo faccia somministrare nel modo... tradizionale – parrebbe oggi non essere più praticamente possibile nel nostro paese.
(405) Chiara Valentini, La fecondazione proibita, op. cit., pag. 13.
(406) In effetti, il primo tentativo di fecondare un ovulo umano in laboratorio pare sia stato quello di John Rock e Miriam Menkin, per cui gli stessi vennero trattati da scriteriati. D'altronde, nota Chiara Valentini (ibidem, pag. 26), «si era nel 1944, nel pieno della guerra mondiale contro il nazismo, ed era facile sospettare di eugenetica un esperimento come quello. Vari scienziati erano arrivati ad accursare la povera Miriam Menkin di "stupro in provetta"».
(407) Per la storia della vicenda, vedi Leslie e John Brown, Our Miracle Called Louise. A Parents' Story, Paddington Press, New York 1979. Malgrado lo stadio assolutamente rudimentale delle tecniche dell'epoca, Leslie Brown riuscì poco dopo ad avere un'altra figlia, Natalie, nello stesso modo.
(408) La sua assistente Laura De Paoli, cui si deve questa storia, ha comunque raccontato a Chiara Valentini (La fecondazione proibita, op. cit., pag. 26) che almeno dieci anni prima della nascita in Inghilterra di Louise Brown, Petrucci, morto d'infarto nel 1973, avrebbe proceduto a vari impianti clandestini di embrioni in Germania e in Italia. La posizione ufficiale della Chiesa cattolica al riguardo sarà sancita dalle quaranta pagine dell'Istruzione sul rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione, volute da Giovanni Paolo II e firmate dal cardinale Ratzinger (poi asceso al Soglio sotto il nome di Benedetto XVI). Meno scontate, ed interessanti, le iniziali opposizioni all'IVF di parte femminista (un collettivo internazionale, il FINRAGE, Feminist International Network of Resistance to Reproductive and Genetic Engineering, arriva a scrivere, non a torto, che «il concepimento fuori dal corpo della madre facilita la manipolazione ed il controllo eugenetico»); e soprattutto quelle radicate nell'ambiente verde-ecologista. «Come per altre manipolazioni della natura, anche sui "bambini artificiali" c'era il sospetto di una "sfida al limite", come in altri campi dominati dalla cultura scientista. Forzando questo punto di vista, un gruppo di ambientalisti per lo più maschi fra cui il leader verde Alex Langer [alias] avevano pubblicato un documento per dichiararsi solidali con il cardinale Ratzinger nella sua condanna della provetta e delle manipolazioni genetiche. L'aspetto più interessante è che nella polemica che ne era seguita, varie intellettuali si erano dissociate non tanto sul merito della questione, quanto sulla scelta di allearsi con un'istituzione sempre più conservatrice come la chiesa» (Chiara Valentini, ibidem, pag. 53; vedi anche lo scritto di un gruppo di redattrici di Nuova Ecologia intitolato "Quanta confusione su Ratzinger", in Il Manifesto, 08/05/1987).
(409) Vedi Gregory Stock [alias], Redesigning Humans, op. cit., pag. XI. Trad. italiana: Riprogettare gli esseri umani. L'impatto dell'ingegneria genetica sul destino biologico della nostra specie,  Orme Editori 2005.
(410) Ciò naturalmente a prescindere dalle prescrizioni oggettivamente demenziali della legge del Parlamento italiano sulla procreazione assistita, che "cristianamente" considerando omicida e blasfema la manipolazione e il possibile spreco degli embrioni, prevede oggi che questi possano sì essere stoccati, ma... pochi per volta (vedi il bizzarro compromesso della "regola dei tre embrioni": «dato che non abbiamo il coraggio di vietare semplicemente la pratica, e che uno è troppo poco perché la fecondazione in vitro sia concretamente utilizzabile, facciamo finta che ucciderne sino ad un massimo di tre non sia peccato»). Cosa che ha l'unico risultato di provocare una ripetizione di procedure e trattamenti tanto inutili e costosi, quanto pericolosi e spiacevoli per la madre – cui forse viene data così l'occasione di espiare il suo desiderio di prole in sfida alla Provvidenza... Non solo: il reimpianto di un embrione di cui siano stati constatati difetti genetici come abbiamo visto è almeno teoricamente obbligatorio, salva la libertà per la madre di abortirlo successivamente (!), benché tale obbligo sia ovviamente incoercibile e comunque probabilmente in violazione dell'art. 32 della Costituzione italiana. E ancora: la fecondazione eterologa dal lato maschile è vietata, ma il consenso del marito (o del... "compagno") viene dichiarato valido agli effetti di impedire che possa venire esperita con successo una successiva azione di disconoscimento di paternità (norma i cui scopi sono ovvii, ma comunque curiosa nella misura in cui discrimina senza motivi evidenti la situazione in cui la fecondazione avvenga bensì con il consenso del padre putativo, ma... mediante un normale rapporto sessuale); viceversa, il benessere e/o il rispetto per il nascituro potenziale dovrebbe essere il principio fondamentale della legge, ma l'impianto di embrioni in una madre diversa da quella che ha fornito l'ovulo è vietato, anche quando questa non sia in alcun modo in grado di portare a termine una gravidanza, e così incondizionatamente anche il reimpianto di embrioni di un padre premorto (pratiche evidentemente reputate troppo "faustiane"); etc. Cfr. Chiara Valentini, La fecondazione proibita, op. cit.; ma anche gli oppositori coerenti della IVF sono in prima fila nel sottolineare le assurdità della legge : cfr. a cura di Giuseppe Garrone, Fecondazione extra corporea. Pro o contro l'uomo, op. cit.
(411) La distinzione rigorosa tra maschi e femmine nelle specie sessuate non ha nulla a che vedere con la estroflessione o introflessione dei rispettivi organi sessuali, come nell'immaginario popolare che resta generalizzabile al più ai mammiferi, e neppure con qualche forma di concepimento o gestazione intracorporei (vi sono tra i pesci femmine che depongono le uova che vengono fecondate solo successivamente, e specie di insetti in cui è il è maschio che dispone di sacche per conservare le uova), bensì nel fatto di generare un grandissimo numero di gameti molto piccoli, o un piccolo numero di gameti relativamente grandi. Tale caratteristica, che connota universalmente i generi delle specie sessuate, dalla specie umana alle piante angiosperme, determina poi come è noto la differenza "sociobiologica" di strategie riproduttive tra i due sessi. In ogni modo, se per gli uomini non esistono normalmente problemi di quantità o di esaurimento con il decorso degli anni, le recenti scoperte relativamente all'incremento del rischio genetico connesso all'età avanzata anche dal lato maschile potrebbero consigliare lo stoccaggio in età giovanile, per un futuro eventuale riutilizzo, anche degli spermatozooi.
(412) Gregory Stock [alias], Redesigning Humans, op. cit., pag. 58. Trad. italiana: Riprogettare gli esseri umani. L'impatto dell'ingegneria genetica sul destino biologico della nostra specie,  Orme Editori 2005.
(413) Nel suo intervento in Fecondazione extra corporea. Pro o contro l'uomo, a cura di Giuseppe Garrone, op. cit., pag. 38.
(414) Hervé Kempf, La revolution biolithique. Humains artificiels et machines animées, op. cit., pag. 49-52.
(415) I metodi anticoncezionali, in particolare quelli di tipo ormonale o intrauterino, consentono infatti di determinare almeno negativamente l'identità del padre della propria prole, escludendo che l'accoppiamento possa comportare l'impegno di capacità riproduttive con partner per qualsiasi ragione non ritenuti idonei, e evitando che il relativo investimento parentale sia assorbito da prole indesiderabile.
(416) L'aborto selettivo è stato a sua volta reso possibile dalle previsioni, radicalmente diverse da quelle basate sull'anamnesi familiare in quanto capaci di discriminare il singolo embrione, rese possibile da tecniche cliniche come l'amniocentesi e soprattutto la villocentesi, che ha il pregio di poter essere effettuata in una fase molto precoce e di comportare rischi inferiori (cfr. Harry Harris, , Diagnosi prenatale e aborto selettivo, op. cit., versione originale Prenatal Diagnosis and Selective Abortion). Nuove tecniche in via di brevettazione consentiranno manovre diagnostiche ancora meno invasive, basate su un mero e minimo prelievo di sangue fetale.
(417) Cfr. Gregory Stock [alias], Redesigning Humans, op. cit., pag. XII. Trad. italiana: Riprogettare gli esseri umani. L'impatto dell'ingegneria genetica sul destino biologico della nostra specie,  Orme Editori 2005.
(418) Dalla introduzione a Giuseppe Garrone (a cura di), Fecondazione extra corporea. Pro o contro l'uomo, op. cit., pag. 11.
(419) Ciò discrimina tra l'altro i casi in cui in cui la coppia si perfettamente in grado di concepire naturalmente, ma il padre sia affetto da una malattia trasmissibile sessualmente, o la madre non sia in grado di portare a termine la gravidanza, oppure la madre veda la sua vita o la sua salute messa gravemente in pericolo dalla gravidanza stessa. E ancora costringendo appunto la coppia suscettibile di concepire embrioni con tare facilmente selezionabili in vitro ad esporre la madre al rischio di dover abortire, magari ripetutamente, per poter concepire un figlio sano. Quanto alla questione della "coppia", sembra particolarmente ridicolo che nella legge attuale la "coppia", la cui esistenza e comune partecipazione è necessaria per rendere lecita l'assistenza del medico, è definita, oltre che dal sesso diverso, dalla comune... residenza anagrafica, cosa che lascia naturalmente fuori chi non possa vantarla per una ragione qualsiasi, mentre apparentemente consentirebbe la fecondazione artificiale tra membri della stessa famiglia di provenienza (!). Resta d'altronde non chiaro se la fecondazione che avvenga in utero, ma a seguito non di un coito, ma di inseminazione artificiale, rientri nella sfera di applicazione della normativa. Se così non fosse, una donna potrebbe continuare liberamente a comprarsi del seme anche al mercato, mentre qualsiasi utilizzo di un ovulo fuori dal corpo femminile cadrebbe inevitabilmente sotto i rigori della legge in commento...
(420) Vedi già A. McLaren, "Embryo Research", in Nature, 1986, pag. 320, citato in Fecondazione extra corporea. Pro o contro l'uomo, a cura di Giuseppe Garrone, op. cit., pag. 45. L'idea era già stata avanzata dal Comitato Warnock, nominato dal governo britannico per fornire indicazioni sulla materia al legislatore, cfr. Department of Health and Social Security, Report of the Committee of Inquiring into Human Fertilisation and Embriology, Her Majesty's Stationary Office, Londra 1984.
(421) La "strategia" per lo più presa in considerazoine da chi tra i cattolici non se la sente di escludere del tutto il ricorso a tecniche di procreazione assistita è quella di una raccolta dello sperma prelevato mediante un rapporto sessuale coniugale in vagina (onde evitare la masturbazione, che del resto sarebbe aggirabile anche con un poco piacevole prelievo chirurgico degli spermatozooi dall'epitidimo, cui già si ricorre oggi in caso di oligospermia), ed un preservativo (in cui però sia stato praticato un piccolo foro, onde evitare che il un eventuale concepimento naturale sia completamente impedito), contemporaneamente ad un prelievo dell'ovulo con i metodi normali. Per altro, per evitare la fecondazione fuori dal corpo espressamente vietata dal magistero, l'ovulo e lo spermatozoo devono venir successivamente impiantati nel corpo femminile prima che questa si verifichi (è consigliato il ricorso ad una piccola bolla d'aria, utile a rimandare il "matrimonio" tra i due a quando gli stessi si troveranno "santamente" nel loro vas naturale). Vedi al riguardo quanto spiega il ginecologo cattolico Nicola Garcea nell'intervista "Se le cicogne tardano a venire", a cura di Delia Vaccarello, su L'Unità del 07/11/1991. Il metodo in questione è chiamato anche "Gift".
(422) Cfr. CIOMS, International Ethical Guidelines for Biomedical Research Involving Human Subjects, [versione in francese] Ginevra 1993.
(423) Robert Langer, Joseph Vacanti, "Artificial Organs", in Scientific American, Settembre 1995, pag. 130.
(424) Hervé Kempf, La revolution biolithique. Humains artificiels et machines animées, op. cit., pag. 74.
(425) Steve Connor, Deborah Cadbury, "Headless Frog Opens Way for Human Organ Factory", Sunday Times, 19/10/1997.
(426) Per esempio, sarà possibile clonare e produrre, anziché un individuo intero, solo un fegato, sia questo destinato al consumo come foie gras o ad un trapianto umano, impregiudicata in tale secondo caso la questione, essenzialmente teologica, se a tale fegato siano applicabili i Diritti dell'Uomo, o la normativa a tutela degli handicappati (in mancanza di arti, di un sistema nervoso e di quant'altro normalmente disponibile ad un individuo della specie).